Annuncio della Pasqua alla città, 11 aprile 2004, Piazza Dante, Butera

Acclamiamo anche noi a Gesù Risorto, con un bellissimo applauso a Gesù che è in mezzo a noi, accompagnato dalla Beata Vergine Maria, sua madre! Non sarebbe questo giorno di festa che è questa Pasqua, non sarebbe questo giorno di letizia che stiamo trascorrendo, se non ci fosse lui, Gesù, il Signore, e se non ci fosse lei, la madre del Signore, la Beata Vergine Maria! È lui la causa della nostra gioia, lo tocchiamo con mano, è lui il motivo della nostra festa; è evidente, chi non se ne accorgerebbe? Penso che chiunque venisse in questo momento a Butera e si unisse a noi, non potrebbe non capire subito perché questi buteresi stanno facendo festa, perché questa gente sta facendo festa: lo vedrebbe subito perché c’è l’immagine del Risorto, perché c’è l’immagine della Beata Vergine Maria.
Facciamo festa a causa di Gesù Cristo che è risorto, facciamo festa a causa di Gesù, il figlio di Maria, che era morto, ma ora è risuscitato! Facciamo festa a causa di Gesù che ha vinto la morte; siamo un popolo esultante, siamo un popolo in letizia perché abbiamo questa notizia, ricevuta e da dare. Abbiamo ricevuto questa notizia da quelli che ci hanno preceduti, a partire dagli apostoli, e dalle generazioni che si sono succedute dopo gli apostoli. La notizia è arrivata anche a noi e, nel battesimo, ognuno di noi questa notizia l’ha firmata; nel battesimo ognuno di noi quest’avvenimento lo ha fatto suo, perché nel battesimo noi abbiamo detto «credo in te, Gesù», nel battesimo noi abbiamo detto «vogliamo camminare con te, Gesù, tu sei il Signore e noi il tuo popolo».

Ora, cari fratelli, questa notizia dobbiamo darla agli altri; siamo un popoli di cristiani, una comunità di credenti, in un momento in cui si sta facendo sempre più forte il dibattito, alcune volte anche aspro, sulla coesistenza tra le varie religioni. In alcuni momenti addirittura si teme l’uno dell’altro, come se l’una dovesse prevalere sull’altra, come se l’una dovesse cancellare l’altra. Dobbiamo imparare a dialogare, dobbiamo imparare a vivere insieme nella ricerca dell’unico Signore, ma in questo momento a noi cristiani, cari fratelli, tocca dare la ricchezza che abbiamo ricevuto; non possiamo svendere, non possiamo fare finta di non avere ricevuto. Abbiamo ricevuto la notizia di Gesù, Figlio di Dio, divenuto uomo, morto per gli uomini, risuscitato. Non possiamo non dirlo anche agli altri, senza violenza, senza aggressioni, senza prevaricazioni, senza arroganza, senza prepotenza, in mitezza, in pace; non possiamo non parlare di Gesù, non possiamo non dire che la nostra vita è stata illuminata da Gesù, che la nostra vita è stata resa allegra da Gesù; non possiamo non parlare di questo Crocifisso, non possiamo non parlare di quest’uomo che ha dato la vita, che è salito sulla croce da giusto, e però non si è ribellato. Non possiamo non parlare di quest’uomo che fa della sua vita un dono e che, morendo, perdona i suoi crocifissori. Nel dialogo che ci deve essere tra le varie fedi, tra le varie forme di religione, noi cristiani non possiamo chiuderci la bocca. Non dobbiamo chiudere la bocca agli altri, ma non possiamo chiudere la nostra bocca. Il Crocifisso per noi è un segno di speranza. Il Risorto per noi è un segno di gioia, è un segno di letizia.
Sì fratelli, chi è il Risorto? Gesù. E il Crocifisso? Chi è risuscitato? Colui che era stato condannato. Chi è ritornato alla vita? Colui che era stato disprezzato, che era stato ritenuto una pietra inutile per la costruzione di un edificio. E invece il Signore ha preso la pietra, che fu scartata, e ne ha fatto la pietra fondamentale, la pietra angolare, la pietra sulla quale è possibile costruire un nuovo edificio.

Cari fratelli, comprendiamo che significa questo. Comprendiamo, fratelli, che significa questa vicenda, di un giusto, di un innocente, che è ammazzato ingiustamente e che però Dio fa risorgere. Non vi dice niente questa vicenda? E allora pensate a tutti i giusti che sono calpestati, pensate a tutti gli innocenti che sono condannati, pensate ciascuno a se stesso nel momento in cui ha potuto vivere quest’esperienza, l’esperienza dell’incomprensione, l’esperienza della calunnia, del tradimento, dell’infedeltà. Pensate all’amarezza di quei momenti, pensate al dolore di quei momenti, pensate anche alla vostra rabbia, pensate alla vostra tentazione di vendicarvi, pensate alla vostra tentazione di parlare anche voi male degli altri, di rifiutare il perdono, di fare guerra, di rispondere alla guerra con la guerra. Però pensate a come la bocca resta amara quando ci facciamo prendere da questi ragionamenti, pensate a come il cuore lo stesso non diventa felice. Pensate invece ai momenti in cui avete guardato al Crocifisso e avete detto: «Se a lui sì, perché a me no? E se lui si è comportato così, perché anch’io non devo far la prova a comportarmi come lui?». Pensate al perdono donato, pensate alla misericordia usata, pensate alla pace che avete rifatto, pensate al dialogo che avete ripreso: bellissime storie! Noi sacerdoti, in questi giorni, abbiamo ricevuto da voi il racconto di tante storie: quanto siete belli, cari fratelli! Quanto siete buoni, cari fratelli! Quanti peccati, ma anche quanti pentimenti, quante lacrime! Quanti sbagli, quante debolezze, ma anche quanto desiderio di rinascere, quanta volontà di diventare nuovi! Siete meravigliosi, siate benedetti, il Signore vi ha chiamato, il Signore vi ha detto «io ti perdono» e, con la forza del perdono di Dio, anche voi avete detto «anch’io perdono, anche noi perdoniamo e riprendiamo ad amare».

E il Risorto ci dice che vale la pena, vale la pena impegnarsi, vale la pena trascorrere anche delle esperienze di dolore, vale la pena rialzarsi, vale la pena continuare ad amare, vale la pena continuare a credere, vale la pena continuare a sperare, vale la pena continuare a impegnarsi. Ecco cosa ci dice il Crocifisso risorto. Il Crocifisso, se rimanesse solo crocifisso e nella tomba, sarebbe uno sconfitto e basta, non potrebbe dare una speranza agli sconfitti della terra. Invece il Risorto, il Crocifisso risorto chiama tutti gli sconfitti della terra, chiama i deboli della terra, chiama i perseguitati della terra, i giusti della terra, e dice: siamo tanti, siamo molti, e la via per rendere il mondo più giusto è questa, non scoraggiarsi, non prendere le armi, non vendicarsi, continuare a credere, continuare ad amare, perché Dio vede quello che succede e vede più in profondità di dove vedono gli uomini, vede più lontano di dove vedono gli uomini, e se il giusto mette la sua vita nelle mani di Dio, come Gesù, allora il giorno della Pasqua, il giorno della festa, della resurrezione, arriva.

Ecco, cari fratelli: vi consegniamo una grande speranza nelle mani. Che questa speranza, cari fratelli, diventi il nostro coraggio, diventi la nostra forza per continuare a lottare, a vivere, a lavorare, a costruire, oggi, domani, dopodomani, sino a quando il Signore verrà. Cristiani, uomini veri. Cristiani, uomini forti. Cristiani, uomini del futuro. La pace sia con voi, cari fratelli. Aprite le porte a Gesù, dice il Papa ancora oggi, ed entrando Gesù nelle vostre case spazzi via la tristezza, spazzi via le delusioni, spazzi via le sofferenze ritenute inutili. Ognuno è importante, ognuno è prezioso, ogni lacrima è raccolta da Gesù.
Viva Gesù. Evviva anche voi, popolo santo di Dio, che credete in Gesù Cristo e, nel nome di Gesù Cristo, vi alzate e camminate. Siete un popolo che vuole stare all’impiedi, che vuole camminare. Amen. Auguri!

 

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